La foto mi appartiene!

Mercoledì 30 Dicembre 2015

Leggendo la documentazione dell'interfaccia di Instagram ho trovato una frase che recita più o meno così: "Instagram serve per condividere foto fatte al momento, non consentiamo ad applicazioni di terze parti di caricare foto sul nostro portale perchè vogliamo mantenere alta la qualità".

Quindi per Instagram la qualità di una foto non si cerca nel mondo della fotografia digitale, ma solo attraverso gli scatti realizzati con il cellulare.

Sono certo che anche voi, se siete fotoamatori, state pensando che sia un enorme ca..ntonata! In effetti l'ho pensato anche io in un primo momento ma poi ho capito che la verità ahimè è ben diversa.

Per spiegarmi devo partire da un esempio: tutti i bambini, quando realizzano un disegno che gli sembra bello, vogliono mostrarlo ai genitori o agli amici e sentirsi apprezzati. Noi fotoamatori in fondo siamo ancora così e pensiamo che mostrare le nostre opere sia la più grande soddisfazione che possiamo ottenere. Nell'era digitale è ancora più facile, soprattutto sui social networks.

Probabilmente molti di noi hanno notato anche che, quando facciamo la foto ad una bella ragazza, i feedback e i likes arrivano in gran numero, molti di più di quanti se ne vedano per un bel paesaggio.

Instagram semplicemente pensa la stessa cosa: la qualità dipende dal soggetto, non dal mezzo ne tanto meno dal fotografo. E' il soggetto che interessa alla gente e che ha reso Instagram più popolare di Facebook alle soglie del 2016. E' il soggetto che prende i likes, non la fotografia che lo ritrae. E' una verità che non possiamo accettare, ma purtroppo guardando la foto di questo articolo, anche noi abbiamo pensato che fosse una foto di Leonardo Di Caprio, non certo di Helmut Newton che ha realizzato questo scatto.

C'è però un secondo aspetto di questo ragionamento che non ho ancora portato alla vostra attenzione: nel mondo digitale, mostrare una fotografia significa crearne una copia e regalarla al portale dove la pubblichiamo. Una copia va su Flickr, una va su Facebook e così via. Lo facciamo tutti. Rendiamo uno scatto unico in origine, semplice copia di se stesso, gettandolo in mezzo a mille altri: come un bellissimo fiore in un prato fiorito. Però vogliamo che il nostro sia diverso, perchè altrimenti nessuno lo noterà. Quindi il nostro traguardo non è più la ricerca della perfezione, ma soltanto la diversità ottenuta con qualsiasi mezzo: una forzata alterazione della realtà sia in fase di scatto che in post produzione.

In breve abbiamo fatto tutto il possibile per cercare lo scatto che faccia la differenza, abbiamo sparpagliato il nostro porfolio ovunque e non abbiamo mai dato valore a noi stessi, con il risultato che il fotografo non è più ne un artista ne un professionista, ma soltanto il cliente di modelli, studi grafici, venditori di softbox, droni e bombolette per creare il riverbero dei raggi solari (esistono).

La vecchia scuola analogica dice che "il digitale non è la stessa cosa" e noi, con sensori full-frame e lenti fast che loro nemmeno si sognavano, ci facciamo due risate e torniamo a casa a fare spazio per i nostri RAW sempre più grandi.

Loro siedono a guardare un vecchio album impolverato pieno di tanti sogni e altrettanti ricordi... e forse avevano ragione.


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