FantasmAI

Giovedì 01 Febbraio 2024

Mentre infuria il dibattito su quanto un’immagine generata da una IA possa violare il diritto d’autore, io sto facendo delle ipotesi ben più funeste sull’uso delle intelligenze artificiali, soprattutto per quanto riguarda il mondo social. In questi anni abbiamo dato valore alla visibilità, cosa che avrebbe fatto accapponare la pelle degli amici della campagna #coglioneno e a tantissimi altri creativi. Se volete approfondire cercate questo hashtag su YouTube, ne vale la pena.

Oggi in cambio di visibilità accettiamo di buon grado di regalare ai social la nostra arte e anche la nostra vita privata lasciando che i big ci lucrino sopra con i loro spot, banner e ads di varia natura come fossimo tutti personaggi di un enorme reality. Ma a differenza del grande fratello qui siamo sia attori che spettatori: vaghiamo in questi enormi spazi, premiamo il dito sullo schermo e facciamo analizzare i nostri interessi e desideri in totale alienazione. Ci hanno insegnato il valore dei followers: se noi facciamo fatica ad ottenerne uno, chi ne ha decine di migliaia deve essere un modello da seguire ovvero un influencer.

Non avevo pensato che ci potesse essere una fase successiva finché non sono arrivate le IA. Ormai i big hanno già acquisito i contenuti dei creativi, hanno analizzato il comportamento degli utenti e hanno convertito la loro fiducia in likes, stelline e numero di followers.

Ora che le AI hanno iniziato a sostituirsi ai creativi, disponendo dell’infinita massa di dati che gli abbiamo regalato, sono in grado di creare i contenuti che la gente vuole vedere e vuole seguire. Eppure questa è solo la punta dell’iceberg: seguendo lo stesso principio le AI non hanno problemi a sostituirsi anche agli utenti. Le infinite identità digitali che una AI crea e gestisce sono indistinguibili da quelle di persone reali, molto più versatili di ciò che fino ad oggi sono stati gli account social dei bot.

Si può chiedere ad una AI di dare visibilità ad un influencer e ci saranno centomila persone virtuali pronte a venerarlo. L’utente sprovveduto vede tanti likes e ci mette il suo. Pensa che un’idea sia giusta e la accetta perché si fida, non ci deve pensare e nemmeno lo vuole fare.

Chi comanda le AI comanda la gente, un mondo virtuale dove questi fantasmi ci ammaliano, ci comandano e ci consumano lentamente.


«Indext»

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