La tecnologia corre, il fotografo cammina

Lunedì 21 Settembre 2020

Una ventina d’anni fa in fiera non c’erano molti fotografi che giravano con radiocomandi e ombrellini. Chi si trovava a essere ritratto spesso era disorientato: non era raro vedere persone mettersi in posa verso la luce anziché verso la macchina fotografica. Con il passare degli anni è diventata la normalità e quando si posizione uno stativo, spesso il flash inizia a scattare da solo a causa di interferenze con altri trigger già operativi. Lo zaino del fotografo medio non ha più nulla da invidiare a quello degli alpini: decine di accessori indispensabili per portare a casa uno scatto decente. Però vent’anni fa non c’erano smartphone con filtri, elaborazioni IA, sensori di profondità per l’elaborazione del bokeh digitale e scatto HDR in real time. Chiaramente non tutte le situazioni di luce sono gestibili al meglio da qualsiasi dispositivo, ma spesso è più un limite più legato alla volontà di coordinare le varie opzioni disponibili. Chiedere ad esempio alla propria macchina di sfocare gli alberi sullo sfondo e poi accorgersi di voler vedere le nuvole in cielo è evidentemente un ossimoro.

Io ho smesso da tempo di correre dietro alla tecnologia dell’impossibile e cammino in fiera con la mia macchinetta al fianco, un pannellino e null’altro. Forse perché non ho bisogno di far vedere quanto è grossa la mia lente per sentirmi un professionista, forse semplicemente per il mal di schiena.


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