Dieci buoni motivi per non fare fotografia cosplay

Mercoledì 18 Settembre 2019

Siamo nel 2020 e scattiamo fotografie con una legge del 1941: già questo è un bel palo infilato dritto in cu**. Aggiungiamo che nella fotografia di ritratto vale anche il GDPR e i pali diventano due. Ricordiamo che nel mondo del cosplay molti soggetti sono minorenni e quei pali immaginiamoceli di traverso.

Pensate che questo sia già un buon riassunto di tutto il post? No, solo del prossimo paragrafo.

Primo problema, per ogni foto che scattiamo è necessaria una liberatoria del soggetto ritratto, e per quanto sulla liberatoria ci si scriva “a tempo indeterminato e irrevocabile”, il GDPR stabilisce che il diritto alla revoca è inalienabile e rende nulle quelle clausole. Quindi se il nostro soggetto un giorno si sveglia e decide che quella sua immagine non gli piace più, ce lo fa sapere e non ci resta che prendere la nostra opera fotografica e buttarla nel cesso.

I minorenni possono fare autonomamente e legalmente tante cose discutibili, ma non gestire la propria immagine, e chi siamo noi per fregarcene, Instagram? Quindi i cosplayers minorenni che hanno deciso di portare in fiera personaggi yaoi e lasciare a casa i genitori sono una roulette russa. Dirò soltanto due cose: “dati sensibili”, “pubblica decenza”. Lasciamoli ai loro selfie.

Come dicevo sopra, siamo nel 2020 e chiunque abbia un cellulare scatta e pubblica con un solo click. Noi abbiamo una legge del 1941 che non tiene nemmeno conto della possibilità che un soggetto in posa ci abbia autorizzato a scattare, figuriamoci la pubblicazione. Nemmeno c’era la TV, figuriamoci internet. Curiosità: il termine “televisione” nasce nel 1947.

Ma abbandoniamo le questioni burocratiche e parliamoci da fotografi.

Quante volte avete scattato Belle negli ultimi dieci anni? Io penso oltre cinquanta. Magari avrete comunque ottenuto una foto originale, di un personaggio che però appartiene alla Disney.

Abiti steampunk? Indovino: gli avete messo il fumo con photoshop. Qui anche “originale” vacilla. Crolla definitivamente quando il soggetto vi dice che vuole copiare esattamente le pose e le scene che vi fa vedere sul cellulare…

Vi sentite comunque artisti? Pensate che un giorno vedrete le vostre foto cosplay in qualche museo? Sono quelle le foto che volete appendere nel vostro soggiorno? C’è qualche foto che a distanza di un anno è ancora “viva”? Ricordate dove avete messo il vostro ultimo fotolibro pagato un rene?

Non so voi, ma io rispondo a tutte queste domande nello stesso modo. Qualcosa sarebbe diverso se fossi il soggetto ritratto: la foto scattata per me avrebbe un valore maggiore, spesso anche se brutta e senza alcun ritocco. E qui si potrebbe fare un bel flame sul motivo per cui non ha senso che un fotografo paghi un cosplayer ma non è necessariamente vero il contrario. Prego, prego, fate pure...

Finito?

Nel frattempo dedico una riga per ricordare tra i motivi del post che la foto che piace al soggetto spesso non è quella che piace al fotografo. Quindi ci si trova spesso a rinunciare a delle foto che si ritiene valide perché il proprio soggetto ne ha scelte altre dove “si vede meglio”, e lo si fa per evitare che pronunci le parole “pregiudichi la dignità”, comunque a sproposito.

Non si può comunque concludere questo post senza parlare della visibilità su internet. Stessa foto, posti tu ottieni i likes da un decimo dei tuoi followers; posta il soggetto: millemila. Foto dopo, un selfie, stessi like. Vorrà pur dire qualcosa? Semplice: al pubblico non gliene frega nulla se avete usato una lente da 2000 euro, quattro flash e avete una tecnica perfetta di ritocco: se lo guardano su uno schermo da cinque pollici, gli piace il soggetto, ci mettono il like e magari un commento tipo “sei bellissima”, ma quello ovviamente sotto il post del fotografo.

Insomma, più che le foto di persone, non è più appagante e tranquillizzante fare altro? Magari un fungo, un paesaggio esotico o un gattino. Almeno sapete che gli apprezzamenti che ottenete sono per la vostra abilità fotografica, almeno finché non scoprite che il gattino era già un noto influencer.


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