Normalità di una strage

Lunedì 13 Ottobre 2014

Le due notizie che mi hanno colpito di più in questi giorni sono state sicuramente l'alluvione a Genova e il ragazzo a cui hanno perforato l'intestino “per gioco” con il compressore di un autolavaggio a Napoli.

In particolare, tra i tanti commenti a quest'ultima notizia, quello che mi ha colpito di più era quello che riteneva altrettanto colpevoli le persone che hanno filmato la scena.

In parte sono d'accordo: a mio avviso tutti gli spettatori che non sono intervenuti in difesa del povero ragazzo sono colpevoli di omissione di soccorso, perché questo reato, che ad oggi viene applicato solo per gli incidenti stradali, dovrebbe valere anche in questi casi. Ricordo che il reato di omissione di soccorso è applicato anche per gli animali. Quindi perché, se non soccorro un cane ferito sono colpevole, ma se non difendo un ragazzo vittima di soprusi nessuno mi dice niente?

D'altra parte i tre ragazzi che hanno filmato la scena non possono dire di non aver visto, mentre eventuali altre persone avrebbero sicuramente usato questa scusa per lavarsene le mani. Quindi piuttosto che dire “ah, tu hai filmato al posto che intervenire e quindi sei colpevole”, direi “tu c'eri e sei colpevole perché non sei intervenuto” e l'eventuale film sarebbe una testimonianza più che utile per puntare il dito contro chiunque fosse presente.

Il problema vero è che ormai la morte causata dai dai gesti di altre persone è una normalità. Se a Genova erano stati appaltati dei lavori per normalizzare la situazione idrogeologica della zona è un atto criminale impedirne lo svolgimento. E' inutile iniziare il rimpiattino di responsabilità. Sentire che qualcuno pensa di dare la colpa al mancato preavviso dei meteorologi mi fa imbestialire. Pioverà? Ci sarà il sole? Ma chi se ne frega. C'erano dei lavori da fare e non sono stati fatti per tempo. Avere il meteo corretto non avrebbe evitato i 200 milioni di danni. Aver eseguito per tempo i lavori necessari con i 46 milioni già stanziati invece avrebbe evitato anche la morte di una persona.

Ma non stupiamoci di niente: abbiamo uno Stato che vende sigarette! Oggi guadagna almeno 4 euro a pacchetto. Domani avrà un'ottima scusa per pagarne migliaia di più a qualche imprenditore farmaceutico per i cicli di chemioterapia. E' business!

Nel nostro piccolo però sappiamo fare di meglio. Prendiamo un operaio dell'Ilva di Taranto: lotta per riavere il suo lavoro in quella fabrica che, insieme allo stipendio ha regalato un tumore a lui e magari anche ai suoi figli.

In fatto di lungimiranza non ci batte nessuno.

Comunque il guadagno dell'individuo avviene sempre a spese del prossimo: ma se gli sparo in faccia per rubargli il portafoglio vado in prigione; se gli impongo 44 miliardi di tasse ambientali che poi mi intasco senza far nulla va tutto bene. Tanto, alle prime piogge, chi muore annegato non si lamenta più.


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