Ciò che è mio è tuo

Martedì 08 Luglio 2014

Come accennato nel precedente post, è un momento di scelte e cambiamenti nel mio modo di fare fotografia. Volevo però spendere un pò di tempo a parlarvi dei motivi che mi stanno spingendo verso queste decisioni. Partiamo dalla situazione in Italia per quanto riguarda le liberatorie fotografiche.

Ci sono diverse credenze popolari da sfatare: c'è quel fotografo che dice che non ne ha bisogno perchè scatta in fiera, c'è chi dice che non serve perchè mette le foto solo su facebook, e c'è quello che fa le foto e le tiene per se. La legge è chiara: non c'è nessun particolare impedimento a scattare una foto, ma non si può pubblicare nulla senza la giusta autorizzazione. Io ho sempre fatto tutto il possibile per gestire nel modo migliore la situazione, ad esempio facendo fede sul fatto che in una foto cosplay il soggetto, spesso con parrucca e makeup, non sia riconoscibile. In ogni caso, avendo un sito dal quale è possibile scaricare una liberatoria da compilare e rispedire, ho sempre sperato che i cosplayer fossero sensibili a queste problematiche.

Quello che ho letto recentemente nel regolamento di un raduno cosplayer, e che mi ha fatto cadere le braccia, dice più o meno: "i fotografi partecipanti sono tenuti a dare tutte le loro foto alle persone che hanno ritratto e devono scattare con il massimo impegno a chiunque gli chieda foto". Insomma, per molti cosplayer, il fatto di essere fotografati è sufficiente a pensare che si abbia diritto ad avere tutte le foto scattate; e il fatto che tu sia lì a quell'evento ti obbliga a non poter scegliere i tuoi soggetti; ma d'altra parte, per il cosplayer la liberatoria è già vista come un "di più" rispetto al tacito accordo "ti faccio scattare e mi dai le foto".

Adesso supponiamo che mi trovi in mano un bello scatto di una persona che non conosco. Cosa faccio? Ho tre possibilità: non lo pubblico aspettando la liberatoria; lo pubblico su facebook senza post-produzione nella speranza che qualcuno lo riconosca; eseguo la post-produzione, magari perdendoci anche un'ora per mostrare il risultato definitivo su facebook.

Senza troppi giri di parole, ogni soluzione è peggiore della precedente. Quando ti trovi con una bella foto, post-prodotta e non la puoi usare ti girano le palle nello stesso modo che pubblicando un opera non finita o aspettando una liberatoria che non arriverà mai.

E mentre tu pensi che ogni tua foto sia importante, qualcuno scopre di essere stato ritratto da te e non scrive nemmeno grazie, qualcuno si scarica le immagini senza post-produzione e le usa a suo piacimento, qualcuno è addirittura convinto che la post-produzione sia dovuta e la chiede insistentemente più volte.

In questi anni ne ho viste di tutti i colori, compreso gente che ti firma la liberatoria aggiungendo a biro "nessuno degli usi elencati è consentito".

Poi quando un fotografo decide di scattare soltanto a persone con cui non ha problemi iniziano a girare le voci tipo: "ah, quello è un ruffiano che scatta sempre solo alle sue amiche".

Prendo in mano l'attestato FIS che dichiara che lo scorso anno la fotografia che avevo scelto è una delle dieci migliori del concorso nazionale foto sportive, guardo la foto di gara che avevo scelto quest'anno e la faccio a pezzi perchè un genitore ha detto "oddio la liberatoria".

E allora pensi a tutte le ore buttate scattando foto che nessuno vedrà, semplicemente perchè il tuo lavoro non ha nessun valore, perchè "ci sono già tanti altri fotografi professionisti che mi fanno le foto" o perchè se pubblichi una foto sul tuo sito "poi la vedono i maniaci"...

Dopo tutto questo posso solo concludere che, se la gente non capisce il valore della fotografia, è assolutamente indispensabile dare un valore al lavoro necessario per realizzarla. Infondo se ciò che è mio non vale nulla, me lo tengo.


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