La bugia comoda

Domenica 13 Luglio 2014

Il detto "occhio non vede, cuore non duole" sicuramente non va d'accordo con Facebook. E' proprio attraverso i social networks che si scoprono un sacco di cose che sarebbe meglio non sapere, e sempre attraverso la chat di questi portali che spesso anche l'ultima classica scusa, ovvero il "probabilmente avevi capito male" viene immediatamente smentita dall'impietoso log della chat.

Sto parlando di bugie, ma non di tutti gli infiniti tipi di bugie, omissioni o mezze verità, ma di un particolare tipo di presa in giro che serve per evitare di dover dare ulteriori spiegazioni. In breve, quelle bugie che non servono per cambiare la risposta ad una domanda, ma semplicemente per giustificare quella risposta meglio di quanto non farebbe la semplice verità.

Penso che la prima bugia di questo tipo la si dica in compagnia di amici, ad esempio quando, avvistate delle ragazze interessanti, si iniziano a criticare in modo banale con frasi del tipo "quella pettinatura non mi piace e poi ha l'aria di una che se la tira" semplicemente per giustificare la propria paura o timidezza nel tentare un approccio.

Se ci pensate bene è pieno di situazioni del genere e qualcuno ha anche scritto una traduzione comica delle frasi più classiche che si dicono le coppie; una per tutte il famoso "ho mal di testa" interpretabile con un "non ho voglia di fare sesso".

Questa è diventata quasi storica, ma giunti ormai nel terzo millennio sono cambiate tante cose e bisognerebbe anche reinventarsi un attimino delle scuse-bugie adatte alle nuove esigenze tecnologiche.

Basti pensare al "adesso è meglio che vada a dormire perchè domani devo alzarmi presto". Dovete capire che su Facebook funziona solo se poi non proseguite la serata mettendo likes qua e là per altre tre ore...

Non vale nemmeno prendere Facebook come scusa quando ala domanda "che hai fatto ieri sera?" si risponde "oh, ho passato la serata a guardare cose su facebook" mostrando il post delle 23.35, quando poi alle 23.36 vieni taggato in un pub con lo smartphone in mano.

Una delle bugie più deludenti per chi viene coinvolto è sicuramente il "sono lesbica". Ottima strategia per evitare approcci da tutte le persone che rispettano il tuo orientamento sessuale, tranne gli irriducibili che ci provano lo stesso anche dopo avergli detto "sono un uomo".

Ma è quando vedi che la presunta lesbica si fidanza in modo credibile con un uomo che capisci che la frase completa era "sono lesbica (per te)".

Molti quindi si sono resi conto che bisogna tenere duro, che esiste questa lesbicosità reversibile come i divani, che quando passa il bel figo ti fa dire "stasera etero". Ovviamente le vere lesbiche ringraziano: si sta creando un "marpione virus" resistente anche a questo tipo di "vaccino".

Per questo motivo ci si è inventati la pansessualità, e per la stessa causa molti ragazzi hanno iniziato a costruirsi flauti con le canne di bambù...

Ok, mi fermo! Ma voglio concludere il mio post con una riflessione seria, su quanto queste bugie di comodo siano dannose in primis a se stessi. Una frase su tutte ne è l'emblema, ovvero: "tanto smetto quando voglio".


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