Il vero problema della IA

“Ci rubano il lavoro!” è una frase sentita più volte (e non solo nel noto episodio di South Park). Ultimamente la paura collettiva si concentra sui colletti bianchi rimpiazzati dagli algoritmi. Questo probabilmente accadrà, ma c’è un enorme iceberg ben più vicino alla prua della nostra nave di quanto non sia quello avvistato dall’impiegato medio.
Se sei un tecnico informatico con un po’ di esperienza, forse te ne sei già accorto quando hai iniziato a usare l'IA per scrivere codice: hai smesso di migliorare.
Non c'è più bisogno di sviscerare un problema in modo preciso e puntuale. Chiedi all'IA, dai le tue disposizioni e verifichi il risultato. Bellissimo e rapido, certo, ma in questo modo non stai più accumulando vera esperienza. Più che un passo avanti della tecnologia, rischia di diventare un passo indietro per la capacità critica dell'uomo.
Ma c’è anche un altro ostacolo silenzioso su cui vorrei porre l’attenzione: la dipendenza strutturale.
Se oggi generi applicativi che integrano l'IA, ti appoggerai quasi sicuramente a fornitori esterni tramite API. È come produrre automobili in cui il motore è in affitto: se per qualsiasi motivo l'azienda che gestisce l'infrastruttura decide di chiudere il rubinetto (o cambiare le tariffe), il tuo software smette di esistere.
Essendo cresciuto professionalmente in un’altra epoca, ho sempre costruito soluzioni autonome: applicativi in grado di funzionare anche su una macchina completamente offline. Nell’era dell’IA vogliamo davvero accettare che il cuore delle nostre creazioni dipenda da una stringa di testo chiamata API KEY, in balia di pochi giganti che possono alzare i prezzi, cambiare i termini o semplicemente spegnere l’interruttore?
