La fiera non è più posto da fotografi

Mi prendo cinque minuti per fare una piccola riflessione sulla mia esperienza nelle ultime fiere, e ammetto che non è molto positiva. Solitamente in fiera ho un set fotografico allestito e quindi non mi posso allontanare molto per cercare soggetti, ma così facendo altri presunti fotografi arrivano prima: un cosplayer ha giustamente il diritto di godersi la fiera in santa pace e dopo aver posato per un paio di fotografi posso anche capire che si stufi. Chi raggiunge il nostro set lo fa per dei motivi precisi: o conosce il mio gruppo fotografico e sa che troverà facilmente le foto oppure non ha trovato nessun altro interessato a fargli qualche scatto.

Siamo rimasti tra i pochi a dare spazio a tutti, non solo ai 'big' da mille like, e per questo ricordo che in passato qualcuno ci ha definito i “fotografi della caritas”. Amen, ma spesso questa disponibilità viene scambiata per un servizio dovuto, neanche fosse a pagamento.

Questo stride veramente molto rispetto a chi ancora si entusiasma per una foto e ti ringrazia sinceramente.

Se non ci fossero persone così avrei mollato già da tempo, ciononostante allestire uno spazio fotografico oggi è più una palla al piede che un vantaggio.

L’alternativa è andare in giro e mettersi sullo stesso piano di tutti gli altri, sopportare i rifiuti di chi palesa il suo disagio voltandosi dall’altra parte o squadrandoti in silenzio al pari di un venditore abusivo di cartoline. Se poi tutto va bene e trovi qualcuno con cui fare due foto arrivano i soliti avvoltoi che scattano alle tue spalle senza chiedere permesso a nessuno; e ci scommetto quello che volete che gente così non conosce nemmeno il personaggio che sta fotografando.

Anche il rapporto con le fiere è qualitativamente peggiorato: ti invitano a eventi lontani centinaia di chilometri e se chiedi un pernotto ti rispondono di andare a dormire da amici. Ti promettono spazi per esporre e quando arrivi a momenti non trovano nemmeno tre metri per farti montare il fondale. Poi ci sono quei direttori artistici che non si sono nemmeno accorti dell’esistenza di realtà fotografiche consolidate perché tanto hanno fatto il conto di avere il pienone con il concerto di Cristina D’Avena fino al 2050.

Al contrario di questa gente io non mi sono cristallizzato negli anni 90 e non mi faccio problemi a mettere in discussione il mio modo di fare fotografia.

E voi sentite ancora bisogno del vecchio fotografo da fiera?


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