Tassa etica VS capitalismo

Domani tornerò al Comicon di Bergamo perché ho saputo che c’è un banchetto dove sarà possibile firmare contro la tassa etica. In particolare desidero incontrare Luiza Munteanu, che seguo da alcuni anni come testimonial e divulgatrice riguardo alla conoscenza dell’energia nucleare.

Torniamo alla questione della tassa etica, il concetto è molto semplice: l’etica stabilisce cosa è giusto e cos'è sbagliato. Secondo l’etica di chi ci governa la pornografia è sbagliata, quindi va tassata di più.

Per chi ci governa è probabilmente più etico produrre alcolici, tabacco, armi, macellare animali, promuovere odio e violenza, ma non commettiamo l’errore di limitare al “dito” la nostra analisi; c’è tutta una “luna” da scoprire: è giusto che lo Stato si occupi di etica o, peggio, che ci imponga la sua visione?

John Stuart Mill nel 1859 diceva: "l'unico scopo per cui il potere può essere legittimamente esercitato su qualsiasi membro di una comunità civile, contro la sua volontà, è per evitare danni agli altri." Secondo questa filosofia lo Stato deve essere neutrale rispetto alle diverse concezioni della "buona vita" che i cittadini scelgono di seguire. Il suo compito principale è solo quello di fare da arbitro: garantire la sicurezza, l'ordine pubblico, la giustizia e i diritti fondamentali, in modo che ogni individuo sia libero di perseguire la propria morale, la propria religione o i propri valori, a patto di non danneggiare gli altri.

Nel momento in cui lo Stato ci impone la sua etica, ci dice cosa è moralmente puro, come vivere le nostre relazioni private, allora diventa uno Stato totalitario che calpesta la libertà di coscienza.

D’altra parte ogni legge dello Stato, per il fatto stesso di esistere, si basa sull’etica: una legge che punisce l’omicidio esiste perché, secondo l’etica di chi ha creato questa legge, uccidere è sbagliato.

Ad oggi, si ritiene che il giusto equilibrio si ha quando l’etica dello Stato si limita ad intervenire per garantire convivenza, diritti umani ed eguaglianza evitando il danno altrui, senza pretendere di sindacare sulla morale privata.

Partendo da questi concetti però vorrei porre a Luiza una domanda: se è giusto che lo Stato non interferisca facendo calare la sua censura etica sulla pornografia, è giusto che il capitalismo la monetizzi? Nella nostra società abbiamo monetizzato il tempo libero e gli hobby, i rapporti sociali e le amicizie, la salute e ovviamente anche il sesso.

Prendo atto del fatto che lo Stato debba usare il capitalismo per portare avanti il progresso tecnologico in quei settori che garantiscono una migliore qualità della vita, ad esempio tramite il buon uso dell’energia nucleare, ma è giusto che la legge della domanda e dell’offerta venga lasciata libera di rendere un privilegio i beni primari e le necessità dell’individuo?

E’ arrivato Lunedì e sono da poco tornato da Bergamo con la risposta di Luiza. E’ stata semplice: non confondere il sesso con la pornografia. La pornografia è un lavoro e come tale rientra nelle logiche del capitalismo, il sesso e la sfera privata invece no.

Per il resto ho trovato la mia controparte estremamente fredda e, stando anche ai suoi ultimi post sui social, decisamente astiosa contro parte del suo pubblico maschile. Saranno stati caldo e stanchezza? Peccato. Avrei voluto un dialogo più rilassato come quello che ho avuto poco dopo con i ragazzi del Bergamo Pride.

In ogni caso resto dell’idea che se vivessimo al polo nord non servirebbero condizionatori, ma lascio a voi l’interpretazione di questa metafora.


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