Il successo sulla rete

Martedì 10 Novembre 2020

Google lo dice chiaramente: se vuoi avere buona visibilità su internet devi pubblicare contenuti sempre nuovi ed esclusivi. Questa è la frase con cui ogni creativo si scontra nel momento in cui decide di diventare popolare. Ma i furbi sanno che pubblicare non vuol dire creare, così nasce Instagram, un posto dove la gente pubblica contenuti in cambio di visibilità di altra gente che pubblica altri contenuti... Un circolo vizioso dove l’unico a guadagnarci è Instagram che non produce nulla e ricopre tutto di pubblicità.

Ci si potrebbe consolare con il fatto che i contenuti presenti sulla rete sono accessibili a tutti, anche a persone che con questa trappola chiamata social network non hanno niente a che fare. Ma i creatori di Instagram sono già molti passi avanti: avete notato che non è consentito portare un contenuto di Instagram all’esterno? O meglio, si può linkare un post, ma non il suo contenuto multimediale. In questo modo in qualsiasi punto della rete ti trovi, per vedere un contenuto devi comunque passare per Instagram.

Il secondo passo è quello di impedire di portare contenuti già presenti sulla rete anche su Instagram: non esiste un “condividi su Instagram”. O meglio c’era tanti anni fa, ma quando è stato il momento, ovvero quando il flusso di utenti sarebbe andato principalmente dal social verso l’esterno e non viceversa, l’opzione è stata rimossa.

In conseguenza di questo tutti i link che portano l’utente fuori da Instagram sono stati rimossi tranne il famoso “swipe up” per chi ha almeno 10.000 followers e ovviamente non ha interesse a fargli conoscere alternative.

Il terzo passo è stato quello di scegliere un formato per i contenuti che fosse poco usato: video verticali e foto quadrate. In questo modo anche se avevi un buon contenuto, se non era pensato per Instagram, veniva rovinato dal particolare taglio imposto.

Ma c’è ancora una cosa molto grave che non è possibile fare da Instagram: andarsene. L’unica possibilità per chiudere il proprio account è quella di farlo collegandosi via web. Quindi ricapitolando, da un lato Instagram ha messo un sacco di funzioni in più nella app che non sono disponibili via web, dall’altro la cancellazione dell’account è disponibile solo tramite questo canale. Non vi pare un controsenso?

Questa strategia è stata così efficace che lo stesso Facebook ha usato l’unica mossa possibile, ovvero: “se non puoi batterli unisciti a loro” e si è garantito un minimo di interoperabilità tra le due piattaforme.

Per Instagram il futuro era roseo, ma un giorno è arrivata da est una nuvola nera. Uno strumento con le stesse identiche caratteristiche ma con lo sguardo rivolto ai più giovani e alle spalle un colosso chiamato Cina. Esatto, sto parlando di TikTok.

Poteva Instagram rimanere con le mani in mano? Evidentemente no.

Instagram sposta la ricerca accanto ai messaggi e crea il nuovo bottone “reel”, disponibile ovviamente solo dalla app, dove i contenuti postati sono nello stesso formato di TikTok.

E così inizia la nuova battaglia in cui il vorace blob ingoia tutto chiamato “Instagram” inizia ad assorbire i contenuti da TikTok.

Non pensate che sia una semplice guerra economica tra due aziende: è una guerra tra USA e Cina. Una guerra in cui Trump ha bandito TikTok dal suo paese. Una guerra in cui i servizi segreti cinesi acquisiscono big data tramite spyware. Una guerra che, come tutte le guerre, farà dei morti sia nel mondo virtuale che in quello reale. Non sappiamo come finirà, ma c’è una questione non trascurabile: quando un social va in declino porta con sé tutti i suoi followers e influencers, almeno quelli che non sono riusciti a migrare con sufficiente preavviso da un’altra parte.

In tutto questo l’utenza, che spazia da interessanti creativi a ragazzine disinibite, è solo il carburante che tiene in movimento tutto il baraccone e il paragone con Matrix o Black Mirror viene spontaneo.


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