Dopo la fine del lockdown

Lunedì 30 Marzo 2020

Alcuni giornali iniziano a dare qualche speranza che si avvicini la fine della quarantena. Su quali dati queste previsioni siano calcolate non ci è dato sapere, perché i dati che ci vengono comunicati tutti i giorni sono sempre in lieve incremento, senza flessioni evidenti.

Se i dati della Cina fossero corretti, e fosse corretto anche il numero di morti in Italia, si potrebbe ipotizzare che i contagiati da noi siano almeno il triplo. In realtà sembra che i dati cinesi siano minimizzati e anche l’Italia non si comporta meglio: basti pensare alle molte persone che muoiono in casa senza essere un ricovero o un test sul COVID-19; poi ci sono tutte le morti collaterali, tra i quali i suicidi causati dal lungo periodo di lockdown, di cui nessuno parla.

Lo Stato, che ci protegge sfornando ogni giorno moduli di autocertificazione sempre più sicuri, ci sta già spiegando come si muoverà alla fine del lockdown. Ci sono due ipotesi: la prima è che il governo cercherà di protrarre la quarantena finché il numero di contagi non sarà sceso sotto una soglia ragionevole da garantire che l’epidemia non riprenda, la seconda ipotesi è che si allestiscano gli strumenti necessari a proteggere le persone sane almeno per sei mesi dopo la fine di questa lunga segregazione.

Considerando che di questi strumenti non v’è alcuna traccia, l’ipotesi più probabile è evidentemente la prima.

D’altra parte chi inneggia a “la salute prima del profitto” si aspetta di poter vivere mesi rinchiuso in casa confidando che lo Stato lo mantenga non solo nel vitto, ma anche pagandogli bollette e affitti.

L’unica certezza, che molti non vogliono vedere, è che ogni persona onesta alla fine del lockdown avrà più debiti e meno lavoro, è più la quarantena verrà prolungata peggio sarà.


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