Le foto serie

Venerdì 11 Maggio 2018

Fare foto seriamente non significa necessariamente essere dei professionisti. Una delle domande fondamentali che si dovrebbe porre chi cerca di scattare seriamente è: cosa posso fare per disporre liberamente delle opere che realizzo? Questa domanda è importante soprattutto se scattiamo dei ritratti perché nel momento in cui vogliamo pubblicare una nostra opera dobbiamo considerare privacy e diritto d’immagine del soggetto ritratto.

Investire tempo in un’opera sia in fase di scatto che post-produzione senza considerare che un giorno il soggetto ritratto potrebbe cambiare idea e chiederne la rimozione è un grosso problema.

Aldilà delle considerazioni legali rimane il dubbio sulla motivazione che spinge un fotografo a scattare quando, pur sapendo quanto scritto sopra, trascura di stipulare il giusto accordo con i soggetti delle sue opere. Dubbio che dovrebbe sorgere prima di molti altri, come ad esempio quello di valutare la propria remunerazione: pagare un soggetto implica acquisirne il diritto d’immagine, pagare un fotografo implica che il cliente ottenga il diritto all’uso, solitamente esclusivo, dell’opera realizzata.

Il lavoro comune di soggetto e fotografo per ottenere un risultato condiviso, ovvero il TFP, non è altro che un contratto per uno scambio di pari valore tra di diritto d’immagine e diritto all’uso.

Chiaramente l’acquisizione di un contratto in un ambiente frenetico come quello di una fiera è ostico e quindi spesso si omette semplicemente per la sua difficoltà.

In ogni caso la situazione è migliore di quanto non succede sui social networks dove il materiale che abbiamo realizzato o che ci ritrae viene messo online e copiato in modo incontrollato in completa violazione di qualsiasi diritto di autore e soggetto.

Ignoranza probabilmente irriducibile nonostante il GDPR di prossima adozione.


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