Il backstage del libro di AIFA

Giovedì 05 Ottobre 2017

La realizzazione del libro non è stata facile soprattutto perchè ci siamo impuntati su due cose: avere le liberatorie da tutti e usare solo materiale della nostra associazione. Ovviamente non avrebbe avuto senso usare materiale di altri fotografi per coinvolgere più cosplayer e non sarebbe nemmeno stato corretto nei loro confronti.

Il primo problema da risolvere è stato proprio quello delle liberatorie. Pensavamo che molti fotografi curassero già questo aspetto nelle loro fotografie perchè è alla base della libertà di diffusione delle loro opere. In realtà buona parte degli autori si sono dovuti muovere appositamente per rintracciare i soggetti del libro e ottenere quanto richiesto.

Raccogliere il materiale delle presentazioni proveniente da oltre un centinaio di soggetti ha richiesto tempo, ma è anche vero che non bastava tirarlo insieme in qualche modo. Bisognava che le varie interviste fossero omogenee: qualcuno scrive in terza persona, qualcuno in prima; qualcuno usa poche parole, qualcuno è prolisso; abbiamo addirittura avuto chi ha richiesto di inserire nel libro i link a interviste più ampie. Questo evidentemente era poco pratico.

La domanda più inopportuna è stata sicuramente quella su dove andassero i soldi guadagnati con il libro. Capiamo sia facile pensare che fosse un'iniziativa a scopo di lucro, ma abbiamo più volte specificato che il libro sarebbe stato vendutoa prezzo di costo: questo significa che nella migliore delle ipotesi riusciremo a coprire le spese di stampa. Considerando che un fotolibro di qualche decina di pagine costa oltre 50 euro, per noi riuscire a stamparne uno molto più grande ad un quarto del prezzo è un ottimo traguardo.

La necessità di rassicurare molti soggetti sulla questione privacy ci ha demoralizzato un po': com'è possibile porsi dei problemi di questo tipo di fronte ad un prodotto stampato quando invece lo si ignora completamente se lo stesso materiale è a spasso per internet senza controllo?

Ultima considerazione riguarda la partecipazione: la presenza di un quarto dei fotografi dell'associazione non è male considerando che molti novizi non se la sentivano di comparire accanto a quelli più bravi. D'altra parte siamo convinti che ognuno di loro avesse sicuramente qualcosa da raccontare con le proprie fotografie ma confidiamo che presto acquistino la sicurezza necessaria per mostrare ufficialmente il proprio operato. Considerando però che la presenza nel libro era aperta a tutti i fotografi, vederne solo un paio provenire da altre realtà fa capire inequivocabilmente quanto il fotografo medio sia poco propenso a confrontarsi con gli altri e geloso del proprio piccolo mondo.

E' un vero peccato perchè iniziative come il libro, le mostre, l'allestimento di spazi in fierai e i relativi accrediti possono essere ottenuti soltanto quando è presente una controparte solida e di rilievo come quella di AIFA.


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