Il venerdì 13 di Parigi

Sabato 14 Novembre 2015

Sabato mattina di nebbia. E’ la prima volta che la vedo quest’anno, ma sembra essere scesa di proposito per nascondere il mondo. Ne avrebbe il diritto, o forse dovrebbe semplicemente scrollarsi di dosso la razza umana, perché in fondo il male sta tutto lì.

Ammazzarsi per religione è ammazzarsi per ignoranza. Eppure l’ignoranza è la felicità: la semplicità di non chiedersi il perché delle cose e di accettarle per quelle che sono senza giustificarle con la logica o con un dio che molti invocano solo come insulto vuoto.

L’ignoranza è credere nelle utopie. Pensare di vivere senza confini in un mondo dove mari e montagne separano le terre significa non accettare ciò che la natura ci ha offerto per proteggerci da noi stessi.

Ignoranza è pensare che si possa offrire ristoro ad un falco affamato senza accorgersi di essere un topo; chiusi in un teatro a festeggiare un’ultima volta prima del pasto dei nostri ospiti.

Che sia la classe politica o la società intera ad averlo deciso poco cambia: sono due facce della stessa medaglia. L’Europa non ha confini, finché qualcuno non li chiude, e quando questo accade l’Italia rimane fuori. E’ ovvio che sia così perché l’Italia è il paese di nessuno dove l’unica certezza è che l’ospite è l’italiano.

Oggi è massima allerta, come se i giorni si susseguissero al contrario, o semplicemente come se questa situazione iniziata ieri finisse domani. Ma tutti sappiamo che non è così, che un attentato del genere non s’improvvisa in un giorno, alla faccia di chi dice che è colpa dell’avanzata USA in Iraq o dell’uccisione di Jihadi John in Siria.

Fa sorridere che chi ci insegna a non avere confini, si affretti a dire “è stato lui” puntando il dito contro Nazioni che i confini li hanno eccome. Il capro espiatorio dell’undici settembre fu l’Iraq, poi vu la volta dell’Afghanistan, della Libia e forse quest’anno “Je suis Charlie” non era sufficiente per motivare la Siria.

Io credo che la guerra che fa vittime in Europa si combatta qui.

Io credo che il primo confine da difendere sia quello di casa mia.

Nei fatti l’unica amara constatazione è che non ci sono più ponti levatoi da alzare quando il nemico è nel castello. In questo caso l’unico grido di salvezza che ci è rimasto non è quello di aiuto ma solo un inequivocabile “Allah-u Akbar”.

Condivido questo pensiero di Oriana Fallaci ("La Rabbia e l'Orgoglio", 29 settembre 2001):

"Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè d'apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All'annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci. Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri."


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