La delusione di Expo

Martedì 22 Settembre 2015

E' passata qualche settimana da quando ho visitato l'Expo e non avevo ancora trovato il tempo per parlarne nel blog, vedendo però su Facebook che molti amici ci stanno andando mi sono dato una mossa almeno nessuno potrà dire che "non ve l'avevo detto", se poi a voi piace, meglio così!

La prima domanda che ci si dovrebbe porre quando si va all'Expo è molto semplice: cos'è?

Il problema è che la risposta non lo è per niente, o almeno non lo si capisce dagli spot in giro per internet e televisione. Quello che avevo supposto è che si trattasse di un evento dedicato al cibo e alla sostenibilità per il pianeta. Da un lato quindi mi sarei aspettato un evento dove fosse possibile osservare la realizzazione di piatti tipici, dall'altro avrei voluto che l'esperienza fosse farcita di nozioni su come viene prodotto il cibo e quali sono le problematiche a cui ogni paese va incontro per sfamare la sua popolazione. E' stato veramente così? Lo scoprirete continuando a leggere. Ma andiamo con ordine!

Siamo partiti con calma in una giornata infrasettimanale, per l'esattezza un giovedì, sperando di trovare meno ressa che nel weekend. In effetti particolari code sui raccordi non ce n'erano. Appena usciti dalla statale però ci siamo trovati in coda per alcune decine di minuti. Non abbiamo fatto nemmeno in tempo a gioire dell'arrivo al parcheggio che un addetto dal fare piuttosto rude ci ha chiesto di fare inversione perchè quell'area era riservata per un'altro evento fieristico non connesso con Expo. Altra coda, altro parcheggio, indicazioni sempre poco chiare o assenti, ma stavolta è quello giusto. Per evitare code al ritorno decidiamo di pagare subito i 17 euro (!) della sosta, ma ci accorgiamo che è possibile farlo solo all'uscita nonostante ci sia un'unica tariffa giornaliera.

Ovviamente il parcheggio era lontano è il bus navetta era gratuito, ma non c'era alcuna indicazione su dove fosse la fermata. Fortunatamente seguendo gli altri ci siamo arrivati e in pochi minuti siamo stati scaricati davanti all'ingresso principale.

Disponevamo di un ingresso "fast track" e ci aspettavamo che ci fosse una corsia dedicata. Non trovandola riguardiamo il foglio, ma in quel momento un'addetto ci vede e ci indica lui dove andare, sopperendo alla mancanza di segnaletica.

Percorsa la lunga sopraelevata che ci porta nel cuore dell'expo ci troviamo di fronte a quello che sembra essere il corso principale, dove si vedono tutti i padiglioni allineati ai lati della strada.

Iniziamo ad avvicinarci e scopriamo che in buona parte dei padiglioni ci sono code che superano abbondantemente le due ore. Volendo evitare di passare tutta la giornata in coda per vedere solo un paio di padiglioni lasciamo immediatamente perdere ogni pianificazione e iniziamo a girare a caso guardando dove è possibile entrare senza perdere troppo tempo.

Sicuramente alcuni paesi hanno fatto un buon lavoro. Io sono stato colpito dalla ricchezza di messaggi e di nozioni trovate presso lo spazio del Sultanato dell'Oman. L'altra cosa che mi è piaciuta è stata l'organizzazione dello spazio della Turchia perchè era completamente aperto come fosse una piazza e quindi non era necessario mettersi in fila per passeggiarci dentro. Gli altri padiglioni invece accodavano la gente e la facevano entrare a piccoli gruppi, creando così code che raggiungevano anche le 6-7 ore di attesa! Ma dico io, se ci sono arrivati i Turchi a capire come gestire tanta gente, tutti gli altri si aspettavano solo qualche centinaio di visitatori al giorno?

Il contenuto di buona parte dei padiglioni lo si può descrivere così: centinaia di televisori LCD, piazzati ovunque, ognuno con immagini di cibo, testi informativi e documentari di varia natura. In breve esattamente come stare a casa a guardare la TV, ma senza telecomando. Soluzione che mi avrebbe fornito le stesse informazioni in modo decisamente più eco-compatibile e meno stancante di una giornata fieristica.

Nel nostro vagabondare senza meta siamo arrivati in un'area di Expo deserta, dove c'erano stand di paesi quali la Palestina, il Mali e altri piccoli stati africani. Era abbandonata perchè l'atmosfera che si respirava non incuriosiva granchè, in effetti era più o meno come quella della stazione centrale di Milano, ci mancavano solo due o tre vagabondi in un angolo a farsi uno spinello; chissà, magari c'erano e non li avrò notati.

Il tempo è passato molto lentamente ma verso il tramonto è arrivata l'ora di vedere lo spettacolo dell'albero della vita: fontana che zampilla, musica, lucette, fiori gonfiabili e drappi colorati ricoprono la possente struttura in legno; c'era anche il venditore di zucchero filato! Io ci avrei messo anche l'ottovolante e un altro paio di giostre, ma mica si può pretendere troppo.

Con il calare della notte si accendono le luci e si capisce qual'è la vera magia di Expo. I padiglioni risplendono, la gente aumenta ancora, ci sono giochi di acqua e di luce ovunque. Tutti i bar fanno il pienone: la "Milano da bere" non è più sui navigli, si è trasferita qui. Peccato che non ci si può arrivare con il Porsche. A saperlo sarei venuto in giacca e cravatta, ma sono con la felpa e scarpe da ginnastica e capisco che è meglio andare a casa.

Ripercorrendo la sopraelevata addobbata con cartelloni pubblicitari di automobili penso a quante cose si potrebbero fare in questi spazi alla fine dell'evento. Chissà se finiranno abbandonati o c'è già qualche progetto... La risposta l'ho scoperta qualche giorno dopo ascoltando la radio: le proposte per la riqualificazione ci sono, ma nessuno ha fretta di metterle in pratica ed è quindi scontato che le cose andranno all'italiana come al solito...

Mi diranno che sono ignorante e che non ne capisco nulla se dico che Expo è un lunapark, e che se non trovo gli assaggini non devo stupirmi perchè non è la fiera della porchetta. Ma in realtà questa giornata mi ha dato tanto; ho finalmente capito la sofferenza delle popolazioni che non possono accedere al cibo perchè l'ho vissuta sulla mia pelle: è esattamente come cercare di entrare nei padiglioni di Expo.


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