A caccia di PEC per recedere da un contratto

Martedì 16 Dicembre 2014

E' parecchio che non faccio più un post “tecnico” perchè ultimamente ho preferito dedicare il blog alle mie opinioni su alcuni temi a me cari. Fine della premessa.

Il problema: ho sottoscritto un contratto con la società XXX (esempio casuale: Assistenza Casa di Enel Energia) e vorrei recedere senza passare ore in giro per uffici postali e magari risparmiando un po' di carta e francobolli. Non è impossibile, o non lo sarebbe se fosse facile comunicare con l'azienda in questione tramite una procedura online legalmente valida (leggi PEC).

D'altronde l'indirizzo PEC è obbligatorio per tutte le aziende, ma purtroppo la legge non ne rende obbligatoria anche la pubblicazione sul proprio sito internet. C'è l'articolo 7 del d.lgs. 70/2003 che qualcosa dice riguardo all'obbligo di rendere pubblici i riferimenti per la comunicazione, ma non parla espressamente di PEC e quindi, giusto per renderci la vita più complcata, molte aziende si guardano bene da metterla online. Per informazioni potete verificare questo link: http://punto-informatico.it/3399117/P...

Allora come faccio ad ottenere l'indirizzo PEC di un'azienda che si guarda bene dal rendelo pubblico? Fortunatamente esiste un posto dove andarlo a reperire! Eccolo: https://www.inipec.gov.it/cerca-pec

Inserite la partita Iva o il codice fiscale dell'azienda interessata e troverete quello che cercate.

Una volta fatto questo non vi resta che inviare il classico messaggio di recesso “Io sottoscritto Mario Rossi, nato a Roma il 3/10/1980, residente a Canicattì in via Roma, 10, titolare del contratto Pago Ok nr. 1234567 ne chiedo il recesso (immediato/allo scadere/entro 15gg dal ricevimento della presente)... Codiali saluti, etc...”

Complimenti, avete risparmiato la coda all'ufficio postale e almeno 4 euro.

Nel caso non riusciste a trovare l'indirizzo PEC del vostro interlocutore potete sempre utilizzare il servizio di “raccomandata online” di Poste Italiane che vi costa più che andare direttamente in posta. Ma sappiamo bene che la digitalizzazione dei servizi in Italia è un aggravio per le aziende e quindi è più caro. Viva il resto del mondo.


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