Google condannata per i video che ospita

Venerdì 26 Febbraio 2010

E' noto in rete come il caso "Vividown"; si tratta dell'esito di un processo nei confronti di Google per aver violato la privacy di un ragazzo down avendo consentito la pubblicazione sul suo portale di un video che lo ritraeva mentre veniva picchiato da dei compagni di scuola.

Il giudice ha dichiarato Google colpevole di violazione della privacy anche se il video è stato rimosso a poche ore dalla segnalazione.

Questa sentenza ha un significato inquietante: secondo il giudice, ogni informazione che viene inviata alla rete deve essere controllata prima di essere posta online. Quindi se ho sito internet, un blog, un account su you tube, uno spazio su flickr o picasa, ci deve essere qualcuno che controlla ogni foto che invio, ogni video e ogni commento che scrivo, altrimenti il fornitore del servizio e co-responsabile di ciò che ha fatto l'utente.

Ciò che noi definiamo "web 2.0" è una rete in cui i contenuti si formino direttamente con i contributi degli utenti, dove l'intermediario sia trasparente e neultrale. Avere una forma di controllo preventivo e di censura obbligatoria rende tutto questo assolutamente irrealizzabile. Aspettiamoci quindi che il web "italiano" torni ad essere una vetrina di informazioni statiche dove, solo per compilare una richiesta d'informazioni, sia necessario inviare per fax un'autocertificazione firmata che autorizzi al trattamento dati.

Ovviamente i canali TV che hanno trasmesso il video incriminato non incappano in nessuna violazione. Misteri.

Ovviamente i reali esecutori della violenza hanno avuto condanne ben minori di quelle dei dirigenti di Google.

Purtroppo in Italia se io ammazzo a martellate 10 persone il colpevole è il produttore del martello...


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